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Mercoledì, 21 Aprile 2010 09:57

Festeggiamenti per il 120° anniversario

Festeggiamenti per il 120° anniversario della lega delle cooperative e della Coop Amiatina“

“Quando ero piccolo alla Coop del mio paese, Castell’Azzara, servivano la pasta nella carta gialla, lo zucchero, le acciughe e il passato di pomodoro sfuso. Gestiva il negozio un uomo che si chiamava Giuseppe. Per tutti era ‘Peppe della Coop’. Oggi quando qualcuno rammenta Peppe della Coop, molti chiedono di specificare se si tratti del vecchio negoziante o di me, che mi chiamo Giuseppe, sono di Castell’Azzara, e che faccio il presidente di questa grande cooperativa”. Era emozionato Giuseppe D’Alessandro quando ha preso il microfono e ha cominciato il suo intervento, il 26 novembre scorso, davanti alla platea del teatro di Piancastagnaio gremito di soci, sindaci e dirigenti cooperativi venuti a dare, e darsi, gli auguri di un buon 120esimo compleanno. L’emozione si è trasformata in commozione raccontando questo aneddoto, che bene sintetizza il legame forte tra presente e futuro dell’Unione Amiatina, e tra la vita stessa degli individui e quella della cooperativa.
Lo riassume meglio anche dell’introduzione storica fatta dal sottoscritto, della quale, com’è ovvio, tralascio i dettagli e le citazioni gramsciane, depositando nella presente cronaca solo uno slogan banale, per dire che i valori e le ispirazioni di ieri muovono (e devono muovere) l’agire di oggi; che la cooperazione resta un grande progetto per la costruzione di un’economia solidale, fatta dal basso, “Altra” rispetto alle logiche capitalistiche: “La Coop è e sarà, quello che è e che fu; altrimenti non è e non sarà”.
Un applauso e D’Alessandro ha continuato lucidamente a non seguire il suo intervento scritto ed a parlare a braccio. “Negli ultimi anni ci siamo ingranditi, abbiamo allargato i nostri orizzonti strategici e territoriali, arrivando ad aprire punti vendita persino in Umbria. Occorre andare avanti sulla strada dell’espansione ma non mancano insidie e problemi che ci mettono in grossa difficoltà. Voglio essere sincero: ci sono difficoltà per quanto riguarda lo sviluppo. Lo dico proprio oggi, perché le celebrazioni siano un momento di festa ma anche e soprattutto di riflessione. Intervenendo in Umbria ci siamo candidati, a prezzo di grandi sacrifici, a ricoprire un ruolo e uno spazio in aree simili all’Amiata, dove era necessario applicare modelli commerciali fondati sui piccoli negozi di vicinato. Modelli che ci caratterizzano da sempre e che grandi gruppi come Coop Centro Italia, orientati sulle grandi dimensioni, non potevano attuare. Oggi una minaccia, un concorrente in questa prospettiva è proprio Coop Centro Italia, che sembra orientata a reinserirsi in questo mercato di vicinato. Un concorrete difficile proprio perché ha il nostro stesso marchio e la nostra stessa filosofia. Dobbiamo allora aprire senza timori una riflessione, parlare di eventuali ricolloccazioni o strategie alternative, alleanze o aggregazioni, evitando di farci male”.
Per il presidente altre insidie arrivano dal mondo della politica. Di una parte politica che chiede inchieste sulle coop, che chiede la cancellazione dei cosiddetti privilegi per le cooperative. “Non comprendono che svolgiamo per statuto un ruolo sociale oltre che economico, riscontrabile nei prodotti che vendiamo, nei vantaggi che pratichiamo, nelle iniziative di solidarietà e per i soci che finanziamo. O forse lo comprendono e proprio questo ci attaccano. Proprio questo dà loro fastidio, perché è fuori della sola logica che concepiscono, ovvero quella del mercato e del profitto fine a se stesso. Una logica che non prevede soggetti estranei, atipici, ad operare nel mercato”.
“Del resto – ha proseguito – viviamo in un’epoca storica in cui lo stato dismette e privatizza, e tutta l’economia è in mano a grandi lobby e gruppi economici. Ecco quindi che il mondo cooperativo è l’unico soggetto di alternativa, quasi di resistenza, che mantiene, pur tra mille difficoltà, valori e tradizioni forti che pongono al centro la gente comune. La Coop è i suoi stessi soci”.
D’Alessandro ha concluso facendo un appello a lavorare per favorire la creazione di una nuova generazione nella cooperazione; ad aprirsi, a sperimentare sempre nuove forme di partecipazione, e a stimolare l’identità cooperativa all’interno, tra il personale, e all’esterno tra i soci e i consumatori.
L’ultimo relatore, che ha preceduto i saluti, tra gli altri, di Fabrizio Pasquini dirigente di Unicoop Tirreno ed ex presidente di Coop Ribolla (che non molti anni fa fu ad un passo dalla fusione con CoopAmiata) è stato Fabrizio Silei della Scuola Coop di Montelupo Fiorentino. Silei ha parlato per oltre un’ora, con un linguaggio semplice e franco, non rinunciando a dare sferzate di stimolo in ogni direzione. “Dovremmo imparare per prima cosa a comunicare la Coop, la nostra identità, la nostra diversità. A saper rispondere alle domande banali di un bimbo che ti chiede: che differenza c’è tra voi e gli altri, non siete forse supermercati entrambi?”
“Una diversità, la nostra – ha incalzato Silei - che dà fastidio. Noi siamo palesemente incompatibili con il sistema. Noi infrangiamo le leggi del mercato che si basano sulla netta separazione tra venditore e consumatore: se sono la stessa cosa, come nel nostro caso, per qualcuno non vale. Non vale perché il presupposto del mercato è quello del venditore che lucra sul consumatore”.
“Ci viene fatto presente che i prezzi di alcuni prodotti a volte sono più bassi sugli scaffali dei concorrenti che sui nostri. E che anche altri promuovono, come noi, iniziative di solidarietà. Bene, significa che siamo riusciti a contaminare il mercato, a far diventare elemento che aumenta la competitività anche la costruzione di un pozzo in un villaggio in Africa. Infatti, è un dato inconfutabile che dove noi siamo presenti i concorrenti praticano prezzi inferiori e lanciano campagne simili alle nostre. Questo rappresenta per noi un grande risultato: è il raggiungimento del primo obiettivo, perché vuol dire, in un certo senso, che la società va nella direzione che vogliamo noi. Viceversa, dove non siamo presenti la situazione cambia, e di molto. Noi invece siamo sempre gli stessi, ovunque.”.
Al termine, Silei ha presentato uno studio sulla percezione che hanno della Coop i nuovi assunti provenienti da altre catene. Sono emersi dati curiosi. Ad esempio, per gli intervistati Coop “spreca” di più dei suoi concorrenti e gli ambienti sono meno raffinati. Viceversa Coop è più etica, nel senso che s’impegna di più nel sociale. Incrociando queste percezioni viene alla luce proprio la diversità di Coop: quello che per il comune sentire è spreco per Coop non lo è; per Coop è investimento, è attenzione alla qualità, alla difesa dei lavoratori, del consumatore. Coop spende (per altri quindi spreca) in cose invisibili, non nelle luci e nei colori dell’arredamento, ma in valori, in sostegno ai deboli, che stanno dentro ogni prodotto Coop.

          Leonardo Savelli

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